PROGRAMMA 2016

In corsivo: programma complementare e attività organizzate dagli amici del Pellegrinaggio.

NORCIA
(è stato organizzato uno speciale tour Roma-Norcia-Roma – spostamento in bus privato, camera d’albergo e cena con Monsignor Sample compresi: per la prenotazione visitare la pagina dell’agenzia Via Sacra)

Giovedì 27 ottobre
15,00 – Partenza dei bus da Roma (partenza opzionale dall’Aeroporto di Fiumicino, chiedere a Via Sacra)
18,00 – Arrivo a Norcia, check-in
18,30 – Benvenuto del Rev.do padre Barthe (cappellano del Pellegrinaggio) e di P. Benedict OSB, seguito dalla visita della cripta e dalla preghiera sul luogo di nascita di San Benedetto e Santa Scolastica
19,45 – Compieta
20,00 – Degustazione della birra monastica “Nursia”
20,30 – Cena alla Grotta Azzurra con Monsignor Alexander K. Sample, Arcivescovo di Portland (solo per i pellegrini che avranno prenotato)

Venerdì 28 ottobre
06,00 – (opzionale) Lodi
08,00 – (opzionale) Prima
08,45 – Recita meditata del Rosario con P. Cassian OSB (in una chiesa ancora da destinarsi)
09,40 – Terza
10,00 – Messa letta prelatizia celebrata da Sua Ecc.za Rev.ma Monsignor Alexander K. Sample
11,30 – Tempo libero, inclusa visita all’emporio Corvus & Columba del monastero (oggetti e libri sacri)
12,45 – Sesta
13,00 – Tempo libero per il pranzo e brevi escursioni (solo pellegrini)
13,00 – Pranzo dei Rev.di Sacerdoti con Monsigor Sample e P. Cassian
14,45/15,15 – Partenza dei bus per Roma

ROMA

Venerdì 28 ottobre
17,45/18,15 – Arrivo a Roma
18,30 – Messa Pontificale celebrata da Sua Em.za Rev.ma Dario Cardinal Castrillón Hoyos per il decimo anniversario dell’Istituto del Buon Pastore, Chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro Romano
20,00 – Processione aux flambeaux verso Santa Maria in Campitelli
21,00 – Cocktail offerto dall’Istituto del Buon Pastore

Sabato 29 ottobre
09,30 – Adorazione Eucaristica a San Lorenzo in Damaso (possibilità di confessarsi)
10,30 – Solenne processione verso San Pietro guidata da Monsignor Sample
11,45 – Passaggio della Porta Santa
12,00 – Messa Pontificale nella Basilica di San Pietro celebrata da Monsignor Sample; omelia di Sua Em.za Rev.ma William Cardinal Levada, Prefetto emerito della Congr. per la Dottrina della Fede e già Vescovo di Portland; musica liturgica a cura dell’Istituto del Buon Pastore
14,00 – Buffet per i Rev.di Sacerdoti e seminaristi, offerto da Paix liturgique (Palazzo Cesi, prenotazione richiesta)
Eventbrite - Priests Buffet
19,00 – Conferenza musicale e concerto d’organo, Chiesa di San Crisogono, organizzati da Chorabooks.com (da confermare)

Domenica 30 ottobre
1100 – Messa Pontificale celebrate da Monsignor Sample, Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini, parrocchia personale affidata alla Fraternità Sacerdotale San Pietro

> Visita la nostra mappa google per l’ubicazione dei luoghi dove si svolgeranno le cerimonie.

Anno Santo della Misericordia: Il popolo Summorum Pontificum a Norcia e a Roma con Monsignor Sample, arcivescovo di Portland

Roma – 8 dicembre 2015 : In questo giorno della festa dell’Immacolata Concezione, apertura dell’Anno giubilare, il CISP è felice di confermare le date e l’organizzazione generale del quinto pellegrinaggio Summorum Pontificum alla tomba degli apostoli.

Il pellegrinaggio avrà inizio giovedì 27 ottobre, verso le 15, con la partenza in pullman da Roma per Norcia, città natale di San Benedetto. A Norcia i pellegrini saranno accolti dai monaci benedettini e da Monsignor Alexander K. Sample, arcivescovo di Portland, che li guiderà per tutto il pellegrinaggio.

Venerdì 28 ottobre, in mattinata, Monsignor Sample celebrerà la messa nella basilica di Norcia.

Venerdì sera, i pellegrini, tornati a Roma, saranno invitati ad unirsi ad una processione con le fiaccole in occasione dei dieci anni dell’Istituto del Buon Pastore.

Sabato 29 ottobre, il Populus Summorum Pontificum, si metterà al fianco di Monsignor Sample per attraversare con lui la Porta Santa ed assistere alla messa pontificale che sarà celebrata a mezzogiorno nella basilica di San Pietro.

Infine, domenica 30 ottobre, Monsignor Sample concluderà questo quinto pellegrinaggio internazionale con la celebrazione della festa di Cristo Re nella chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini.

Riguardo la giornata a Norcia
L’organizzazione di questa giornata eccezionale nella città di San Benedetto, è affidata all’agenzia turistica Via Sacra.
I dettagli della giornata si possono consultare qui. Per ogni informazione supplementare, si può contattare la signora Marie Perrin, via mail all’indirizzo info@viasacra.it, o al +33 (0)6 28 73 77 79.

Digest #sumpont2015

#sumpont2015 by François Pierre-Louis

Messaggio di Sua Santità Papa Francesco

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Messaggio di Papa Francesco al #sumpont2015

“Il pellegrinaggio mantiene viva nella Chiesa l’antica liturgia romana.”

Omelia di Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

24 ottobre, basilica di San Pietro
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1 800 pèlerins à Saint-Pierre

Notre commentaire sur le succès de la procession du samedi 24 octobre 2015 et de la Sainte Messe en la basilique Saint-Pierre de Rome.

Homélie de Dom Jean Pateau, abbé de ND de Fontgombault

25 octobre, église de la Très Sainte Trinité des Pèlerins
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Predica di Sua Eccellenza Mons. Guido Pozzo

23 ottobre, Chiesa di Santa Maria in Campitelli. Questa non è la versione definitiva perché Sua Eccellenza ha deciso di aggiungere una parte relativa all’attualità, cioè al Sinodo dei Vescovi, ma va letta comunque.
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Mot d’ouverture de #sumpont2015

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OMELIA DI MONS. LUIGI NEGRI

BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO – 24 OTTOBRE 2015

monsnegri2Sia lodato Gesù Cristo
Sempre sia lodato.

La parola della liturgia richiama la grande attesa della salvezza dell’intera umanità e, in particolare, l’attesa dei poveri, degli umili, dei disperati. Quella stessa attesa che ad un certo punto si muovesse l’acqua della piscina, perché qualcuno potesse entrare in essa e così partecipare della novità di vita identificata nel Messia d’Israele.

Ecco! Ora l’attesa è finita. L’attesa è finita perché l’avvenimento di Cristo ha squarciato definitivamente i cieli ed è penetrato dentro lo spessore della storia – dell’intera Storia – con tutte le sue grandezze e le sue povertà, con tutti i suoi limiti e le sue tentazioni, ma anche con l’immensa capacità dell’uomo, di affrontare responsabilmente, di generazione in generazione, il problema del destino della sua vita, del fine a cui è chiamato, del Regno di Dio cui tendiamo e che è in mezzo a noi.

È Cristo la vita nuova in mezzo a noi: la vita è pienamente realizzata in Lui, nel mistero della Sua Morte e Resurrezione e della Sua Ascensione, mistero comunicato a ciascuno nella profondità della nostra fede e nell’intensità della nostra carità.

Vita nuova perché la salvezza è una. E’ una nuova dilatazione dell’intelligenza e del cuore che si traduce poi in una nuova sensibilità verso sé stessi, verso gli altri, verso la realtà. Questa umanità nuova è dentro di noi come grazia, come dono della fede. Come verità non meritata ma offerta gratuitamente a quell’attesa profonda che anima la nostra esistenza.

Di fronte a questa grazia noi non siamo e non possiamo rimanere inerti come abbandonandoci ad una sorta di fatalismo che non è cristiano. Noi dobbiamo assumerci la nostra responsabilità, perché la grazia, principio di vita nuova in noi, sede di vita nuova in noi, possa maturare, possa investire e realizzarsi nella nostra umanità, ma soprattutto, realizzandosi nella nostra umanità, possa diventare principio di missione, principio di comunicazione. La fede ci è data per comunicare.

Nella Redemptoris Missio, San Giovanni Paolo II diceva: la fede si irrobustisce donando. Dunque, la gratitudine per la grazia che ci è stata data, diviene, nella profondità della nostra coscienza e del nostro vivere quotidiano, l’intendimento a offrire il nostro contributo alla grande missione di Cristo e della Chiesa. Un impegno a cui dobbiamo collaborare con tutte le nostre forze, quali siano gli ambiti del quotidiano, le circostanze che affrontiamo, i luoghi e le funzioni che abbiamo.

Una sola grande vocazione appartiene al popolo cristiano: comunicare la vita nuova di Cristo ad ogni uomo perché ogni uomo possa, investito di questa grazia, se vuole, corrispondere e fare anch’egli, a sua volta, esperienza di questa novità. Dunque la responsabilità cristiana è la missione, e questa è stata la grande e straordinaria, lezione della Chiesa nella sua storia bimillenaria, variegata faticosa, talora segnata da tanti limiti, ma segnata anche da tanta gloria.

La Chiesa è questa presenza inesorabile della vita di Cristo che viene offerta a tutti coloro che qualche volta non la desiderano neppure, ma dalla nostra presenza di testimoni vengono sollecitati a guardare Cristo, magari per la prima volta, in un mondo come quello in cui viviamo, così lontano dalla presenza del Signore.

Questa missione ha visto la sua identità, la sua moralità scandita da due grandi parole che nella sua storia la Chiesa ha spesso potuto e dovuto dire: la prima parola è la parola POSSIAMO, POSSUMUS, e in questa parola, in questo atteggiamento la Chiesa ha, di generazione in generazione, incontrato l’umanità; la fede ha incontrato la ragione; la libertà cristiana ha incontrato la legge umana; le vicende della vita, dei popoli e delle nazioni sono state inculturate dalla fede cattolica, così che, in più di un caso, questa fede cattolica ha saputo dare un contributo significativo a forme di cultura e di civiltà.

Nel possumus la Chiesa e il mondo si sono incontrati. L’umanità in ricerca si è incontrata con la Chiesa che porta il Dio che si rivela. L’esistenza umana, personale e sociale, questa grande storia di cultura e di civiltà, è significata dalla grande cultura cattolica che non è ancora finita e che ci parla attraverso le più diverse forme di espressione culturale. La missione ha avuto certamente nell’orizzonte del possumus la capacità di dare un contributo significativo all’incremento della vita umana, personale e sociale

Ma la Chiesa ha potuto e dovuto dire, in modo inesorabile, anche un’altra parola: NON POSSIAMO, NON POSSUMUS. La Chiesa in molte occasioni ha dovuto dire che non era lecito non denunciare il tentativo di eliminare la presenza della Chiesa dalla vita della società, ridurre i diritti di Dio, i diritti della Chiesa, e quindi inesorabilmente contribuire al degrado della vita umana e sociale. Non possiamo. Non c’è stato nessun momento della storia per quanto drammatica, soprattutto dell’occidente europeo, in cui la Chiesa non si sia, talvolta anche da sola, assunta la responsabilità di negare la legittimità di certe ideologie, la legittimità di certe impostazioni culturali, sociali e politiche.

La Chiesa, nel suo non possumus, non ha chiuso il dialogo con gli uomini, ma ha negato che le ideologie potessero essere un avvenimento significativo per la sua vita. La denuncia di ciò che contrastando la Chiesa avvilisce l’uomo, il mistero della vita, il mistero dell’amore. La sacralità della paternità e della maternità, gli avvenimenti più significativi della vita umana, stravolti, abbattuti, sostituiti da forme assolutamente inaccettabili di convivenze personali, familiari o sociali.

La Chiesa non potrà mai dire solo possumus, come non potrà mai dire soltanto non possumus. Dovrà, nella responsabilità missionaria, rendere possibile l’incontro fra Cristo e il cuore dell’uomo, dovrà sapere ritmare le aperture e le chiusure, le accoglienze intellettuali e morali e la negazione per tutto ciò che va contro i diritti di Dio. E andando contro i diritti di Dio mette le condizioni per un degrado, per una disumanizzazione della vita umana e sociale di cui è terribile esperienza la società in cui la Chiesa vive oggi.

Guai a noi dunque fratelli, se sostituiamo al binomio possumusnon possumus, un possumus a senso unico che consegna la cristianità alla mentalità dominante, che fa diventare obbiettivo della nostra vita ciò che è perseguito dal mondo nel suo aspetto negativo e diabolico: l’eliminazione di Cristo e della Chiesa. Noi non possiamo accettare che troppi avvenimenti o iniziative o tentativi in questo variegato mondo cattolico, siano fortemente condizionati da una volontà di piacere al mondo e di riceverne il suo appoggio.

Noi vogliamo vedere il volto di Cristo. Questo volto di Cristo che sfolgora nella bellezza della liturgia, e, come accennava il Santo Padre nel suo messaggio, ci introduce alla gloria definitiva del Suo volto. Il volto che è al tempo stesso di Risorto e di Giudice. Noi vogliamo solo mettere ogni giorno gli occhi della nostra intelligenza e del nostro cuore nel volto amatissimo del Signore. Perché da lì nasca un’intelligenza nuova, di noi e del mondo. Un cuore nuovo che ci fa amare ogni uomo che viene in questo mondo come parte del mistero di Cristo che ci si rivela. Che ci faccia sentire l’utilità del nostro tempo e della nostra vita soltanto come affermazione di Cristo e non come affermazione del nostro potere. Questo vogliamo.

Affidiamo alla Vergine la Santa Chiesa di Dio perché la letizia che scaturisce dalla fede sappia portare anche il peso del sacrificio della nostra vita quotidiana – della vita di tutta la Chiesa come di quella di ciascuno di noi – così da rendere inscindibile un binomio, che per la mentalità mondana sembra impossibile: letizia e sacrificio.

E così sia.

Omelia del Molto Reverendo Padre Dom Jean Pateau

#sumpont2015: Festa di Cristo Re
(Roma, Santissima Trinità dei Pellegrini, 25 ottobre 2015)

#sumpont2015

L’Abate di Notre-Dame de Fontgombault, Dom Jean Pateau, durante la sua predica per la Festa di Cristo Re il 25 ottobre 2015 a Roma.

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

Cari fratelli e sorelle,

«Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera». Le acclamazioni carolingie non mettono forse a dura prova la nostra fede?

Nel 1935 Stalin rispondeva così a Pierre Laval, che gli chiedeva di rispettare le libertà religiose: «Quante divisioni ha il Papa?». Oggi molti uomini di Stato fanno implicitamente, e qualche volta esplicitamente, la stessa riflessione. Nel presente frangente, in cui la libertà religiosa, la famiglia, la vita nascente o giunta al termine, sono sotto attacco nella maggior parte dei Paesi del mondo, e anche all’interno stesso della Chiesa, la festa di Cristo Re viene a sollecitare un atto di fede da parte di coloro che sarebbero tentati dalla disperazione.

Il Vangelo ha ricordato il faccia a faccia di Gesù e Pilato, il dialogo di uno che ritiene di detenere ogni potere con un uomo schernito, deriso, sconfitto: «Tu sei il Re dei Giudei?… Dunque, tu sei Re?». La risposta di Gesù svela una regalità ignorata dagli uomini, un Re testimone della verità: «Tu lo dici; io sono Re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» (Gv, 18,37).

Sono 2000 anni che, in gran numero, stupefatti, beffardi, provocatori… uomini di compromesso, di calcolo, o semplicemente nel dubbio hanno posto questa domanda a Gesù. La risposta di Cristo rimane sempre la stessa: «Io sono Re».

Con San Paolo, siamo nell’azione di grazie poiché:

Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa (Col, 1, 16-18).

Durante il rito del battesimo il sacerdote interroga il catecumeno: «Che cosa chiedi alla Chiesa?». Quegli risponderà: «La fede». Una risposta che deve essere il fermo proposito di una vita. Il fallimento della speranza e della carità dipende spesso da una mancanza di fede, da una visione troppo umana delle circostanze che dimentica l’abbandono al piano di Dio.

Il riconoscimento da parte degli Stati, delle nazioni, della regalità di Cristo, comincia con l’accettazione di questa regalità su ciascuno di noi. Il Motu Proprio Summorum Pontificum di Sua Santità il Papa Benedetto XVI ci permette di attingere nella pace alle ricchezze liturgiche della forma straordinaria. Alla nostra gratitudine si aggiunge un dovere che oso riassumere in una domanda: la nostra fede è altrettanto straordinaria quanto il rito che celebriamo? Rincentrare la liturgia su Cristo non ha che uno scopo: diventare noi stessi dei veri testimoni della regalità di Cristo, vivere di Cristo e per Cristo, a tal punto che tutti dovrebbero poter dire: «è Cristo che vive in loro».

Questo pellegrinaggio di azione di grazie ci conduce a Roma mentre si conclude la XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo».

Re di ogni uomo, Cristo è anche Re delle famiglie.

In più occasioni, per esempio nel corso delle udienze del mercoledì, Sua Santità il Papa Francesco ha proposto una ricca e profonda riflessione sulla famiglia. Durante il suo recente viaggio in Ecuador, il Vangelo delle nozze di Cana gli ha dato occasione di affrontare il tema:

Le nozze di Cana, diceva il Papa, si rinnovano in ogni generazione, in ogni famiglia, in ognuno di noi e nei nostri sforzi perché il nostro cuore riesca a trovare stabilità in amori duraturi, in amori fecondi, in amori gioiosi. Facciamo spazio a Maria, “la madre”, come afferma l’Evangelista. E facciamo ora insieme a lei l’itinerario di Cana. Maria è attenta… Maria è Madre… Maria prega… Ella ci insegna a porre le nostre famiglie nelle mani di Dio; ci insegna a pregare, alimentando la speranza che ci indica che le nostre preoccupazioni sono anche preoccupazioni di Dio. E, alla fine, Maria agisce. Le parole: “Fate quello che vi dirà” (v. 5), rivolte a quelli che servivano, sono un invito rivolto anche a noi, a metterci a disposizione di Gesù, che è venuto per servire e non per essere servito. Il servizio è il criterio del vero amore. Chi ama serve, si mette al servizio degli altri. E questo si impara specialmente nella famiglia… (Santa Messa per le famiglie, Parque de los Samanes, Guayaquil, lunedì 6 luglio 2015).

Essere attenti, pregare e servire, sono le indicazioni dateci da Maria.

San Luca ricorda l’atteggiamento di Maria: Ella «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). La parola latina per “meditandole” è “conferens”, letteralmente “portandole tutte insieme nel suo cuore”. Il cuore di Maria è il luogo di una alchimia d’amore. È là che Ella rende grazie, là che prega, ed è ancora là che ella soffre e che si offre.

Mentre si avvicina l’anno giubilare della Misericordia, in nostri cuori sono il luogo di un dialogo con Cristo Re? Portiamo in essi gli avvenimenti gioiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi delle nostre vite, meditandoli in segreto per derivarne una regola per il nostro agire?

«Quante divisioni ha il Papa?». Stalin avrebbe potuto dire: «Quanti cuori?». Perché un cuore donato a Cristo è molto più temibile di una divisione!

In questi giorni in cui i genitori di Santa Teresa del Bambin Gesù sono appena stati canonizzati, mi sovvengono alcune parole di loro figlia, e ve le lascio come viatico in questa santa città di Roma, cuore della cristianità:

Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in alcuno dei membri descritti da san Paolo, o piuttosto volevo riconoscermi in tutti… La Carità mi dette la chiave della mia vocazione. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l’organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d’amore. Capii che l’amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l’amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… Capii che l’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi… in una parola che è eterno! Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’amore! (Manoscritto B, folio 3, verso)

Amen.